Immaginiamo un incontro surreale: un cittadino dell’antica Roma, abituato alle assemblee del Foro, si trova di fronte a un abitante del nostro futuro prossimo. Il dialogo si accende, e la discussione verte sulla democrazia.
L’antico romano, fiero della sua Repubblica, descrive un sistema in cui i cittadini partecipano attivamente alle decisioni. Il nostro contemporaneo, con un sorriso amaro, risponde descrivendo un mondo in cui, nonostante la tecnologia, la politica è ancora appannaggio di pochi.
Lo stupore sarebbe reciproco, ma forse più intenso quello dell’antico romano.
Come è possibile, si chiederebbe, che con strumenti tanto potenti la democrazia sia ancora così limitata? Come mai i cittadini non usano la tecnologia per esprimere direttamente la propria volontà?
È proprio questa la provocazione lanciata da Cesare Muzio Pasetti nel suo libro “Proposta per una democrazia dei cittadini e non dei politici e dei potenti”. L’autore ci invita a riflettere sul potenziale inespresso della tecnologia per migliorare la democrazia.
Il libro, pur essendo un romanzo, propone soluzioni concrete per una democrazia più partecipativa.
Pasetti immagina un futuro in cui i cittadini, grazie a piattaforme digitali, possono contribuire attivamente alle decisioni politiche. Un futuro in cui la democrazia non è solo un ideale, ma una realtà vissuta da tutti.
